martedì 6 settembre 2016

Estratto dal Capitolo 5


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Una interpretazione del TTIP quale NATO economica è stata discussa da più autori. Analizzeremo i contributi di alcuni di loro contenuti in una raccolta del Centro per le Relazioni Transatlantiche della John Hopkins University. Scopo del saggio è mettere in luce le implicazioni geostrategiche del TTIP per gli Stati Uniti e l'Europa e nei vari teatri regionali. Molti degli autori hanno anche partecipato
ai negoziati sul TTIP in prima persona. Tra questi Charles Kupchan sottolinea il ruolo che il TTIP potrebbe ricoprire nel rinnovare l’egemonia politica dell’occidente nel mondo se riuscirà a mantenere la promessa di più lavoro e più crescita. Egli fa notare che la continua perdita di potere a favore del “rising rest” rende il TTIP una necessaria “[...] àncora della democrazia liberale in un mondo in profondo cambiamento”. Kupchan fa notare come il TTIP rechi con sé anche alcune implicazioni negative. Come detto in precedenza uno dei tre pilastri del TTIP è proprio la ridefinizione di regole e standard. L’ambiziosità del progetto transatlantico potrebbe quindi portare ad una situazione in cui le barriere all’ingresso (le regole e gli standard appunto) risulterebbero essere troppo elevate per permettere ad altri attori (come i BRICS) di partecipare al sistema con le regole poste dall’occidente.
Questa situazione aumenta la possibilità che possa materializzarsi un blocco di nazioni avversarie in termini politici o almeno economici. Per quanto riguarda le possibili implicazioni del trattato sul mantenimento e lo sviluppo di un’alleanza militare come la NATO, Kupchan è perentorio: il TTIP non può fungere da sostituto della NATO. I rapporti economici, seppur più stretti, non possono rappresentare l’unico legame tra le due sponde dell’atlantico. L’occidente deve mantenere intatta la sua deterrenza militare e gestire unitariamente le sfide geopolitiche e strategiche della nuova era. Kupchan afferma che “la lunga corsa dell’egemonia materiale ed ideologica dell’occidente è arrivata alla fine” e che anche due democrazie liberali come India e Brasile non hanno ancora scelto se allinearsi con l’Occidente o meno. Ciò è sicuramente dovuto alla crescente quota di potere che, a
livello internazionale, la globalizzazione ha trasferito dai paesi occidentali a quelli in via di sviluppo. Inoltre, sempre nell’interpretazione di Kupchan, l’occidente sta subendo le conseguenze della crisi economica anche a livello interno con la conseguente perdita di prestigio del modello occidentale nei confronti di altri modelli dirigisti o statalisti come nei casi russo o cinese. Kupchan ricorda come la fine della guerra fredda e la previsione di Fukuyama circa “la fine della Storia” abbia illuso molti sul fatto che progressivamente tutte le altre nazioni avrebbero abbracciato il modello liberale occidentale, integrandovisi. La crisi politica negli USA, quella economica in EU e i successi del modello di capitalismo di stato cinese stanno sempre più creando un panorama nuovo. L'autore rileva perciò la nascita di “versioni multiple della modernità in competizione tra loro nel mercato delle idee”. In occidente, la crisi economica ha anche portato con sé una diminuzione di attivismo verso l’estero (in particolar modo in campo militare) e una richiesta da parte dell’opinione pubblica americana, di prestare più attenzioni alle questioni interne (come disoccupazione, servizi pubblici e infrastrutture)
più che abbandonarsi a un continuo avventurismo in paesi lontani. Potrebbero essere segnali di una
tendenza all'isolazionismo dell'opinione pubblica americana, già confusa sul ruolo della NATO dopo la fine dell'URSS. Sino ad oggi la pax americana si è potuta mantenere grazie alla capacità di Stati Uniti (e in maniera ridotta, dell’Europa) di fornire beni pubblici come l’equilibrio internazionale, la garanzia sull’apertura del commercio internazionale, l'esistenza di mercati finanziari accessibili e mercati di consumatori benestanti. Kupchan rileva come questi presupposti, nati con la fine della
seconda guerra mondiale, non siano più validi. Per rivitalizzare l’occidente è necessario primariamente risollevarsi dalla crisi economica in atto dal 2008. In Usa ed Europa la classe media, fondamento delle democrazie liberali, si sta restringendo mentre aumentano le diseguaglianze di
reddito tra i pochi miliardari e gli altri (il cosiddetto 99%). La disoccupazione giovanile, che cresce in tutta Europa, e la contemporanea crisi demografica, che rende la popolazione delle nazioni  occidentali sempre più anziane, sono un problema di cui occuparsi subito. Il TTIP, quindi, deve
porsi l’obiettivo di riuscire a riportare lavoro e crescita in Europa e Stati Uniti anche e soprattutto per rivitalizzare il modello politico liberale su cui esse si fondano insidiato da nuove forme di populismo e massimalismo. Riducendo le BNT e armonizzando le normative, il TTIP aiuterà anche l’ulteriore promozione del mercato unico all’interno della stessa UE innescando così ulteriori vantaggi.
Kupchan rileva come sia fondamentale che i benefici ricadano anche sulla classe media e non solo sulle élite. Promuovendo le esportazioni il TTIP si propone proprio questo obiettivo. Secondo upchan l’era del commercio globale ha subito una fase di arresto e contemporaneamente sono aumentati gli scambi a seguito di accordi bilaterali e regionali. Il TTIP rientra in questa nuova ottica di scambi internazionali a livello regionale. Le economie di USA ed UE hanno un livello di sviluppo comparabile tra loro. Ciò significa che modifiche alla legislazione delle due aree non genererà perdita di posti di lavoro o delocalizzazione di aziende verso l’estero. Inoltre, se il TTIP dovesse essere approvato, esso stabilirà un modello che altri raggruppamenti regionali potrebbero seguire nel loro
cammino verso la promozione di ulteriori liberalizzazioni. Parimenti è possibile che si stabilisca un “regionalismo competitivo” se le altre aree economiche dovessero scegliere una propria via economica allo sviluppo. Kupchan nota che dove il miglioramento economico in un’area dovesse portarne anche ad un’altra, ciò si rivelerà un vantaggio non solo economico ma anche geopolitico. Questo perché una maggiore interdipendenza economica crea i presupposti per accordi trans-regionali di sicurezza che portano a una maggiore stabilità del sistema internazionale. Il contributo di aggregati regionali come EU, MERCOSUR, GCC, ASEAN o l'Unione Euroasiatica, può aiutare a rendere meno traumatica la transizione da un sistema garantito dai soli USA ad uno multipolare. Il
TTIP dovrà quindi essere uno dei pilastri su cui poggerà una rinnovata alleanza transatlantica, l’altro dovrà continuare ad essere rappresentato inderogabilmente dalla NATO (continua...)

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