martedì 6 settembre 2016

TTIP: La NATO Economica?

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Il Trattato di Partnership Commerciale Transatlantica (TTIP), attualmente in discussione ai più alti livelli tra Stati Uniti ed Unione Europea, ha come obiettivo quello di realizzare un mercato privo di dazi e barriere doganali tra le due sponde dell'Atlantico. Il trattato definisce anche un'armonizzazione degli standard produttivi e legislativi su diverse materie. Ciò potenzialmente può creare uno spazio chiuso o con alte barriere all'ingresso di nuovi paesi ma contemporaneamente un forte disincentivo nel non farne parte. 

Il TTIP ha tutte le caratteristiche per “staccare” l'Europa occidentale dalla massa euroasiatica in termini commerciali ponendosi come nuovo aggregato geoeconomico quasi autosufficiente e potenzialmente autarchico ma alcuni autorevoli commentatori internazionali suggeriscono che la dimensione della sicurezza non debba essere trascurata ed è perciò necessario sostenere l'allargamento ed il rafforzamento della NATO parallelamente all'applicazione del Trattato. Infatti i confini della NATO e dell'UE (quale firmataria del TTIP) non coincidono. 

Quali implicazioni potrebbe avere questo fattore sull'applicazione del trattato sulle nazioni che entreranno a posteriori nell'EU ma sono già oggi membri della NATO? E quali per quelle nazioni che hanno fatto richiesta di ingresso nell'UE ma non sono membri della NATO avendo forti legami economici e culturali con Mosca?

Il TTIP ha perciò un contenuto geopolitico intrinseco che va oltre l'aspetto economico, tanto che questo potrebbe sembrare più un mezzo che un fine. L'obiettivo recondito sarebbe quello di creare un'unica comunità politica occidentale euro-americana fondata sui valori liberali e sulla propria
specifica civiltà come messo in luce da Samuel Huntington ne Lo Scontro di Civiltà. È quindi importante comprendere che l'approvazione del TTIP potrebbe creare un nuovo attore sovranazionale il cui impatto geopolitico sarebbe certamente foriero di nuovi scenari 

La stipula di un trattato che coinvolge le due aree economiche più ricche del pianeta, le cui valute sono il fondamento del sistema internazionale, legate da reti economiche e telematiche fitte e concatenate, in cui si concentrano tanto i capitali più vasti quanto la forza militare più ampia e potente della Storia, la NATO, è di per sé un fatto geopolitico secondo qualsiasi dottrina geopolitica.

Il TTIP è infatti un evento tanto importante quanto le sorti della guerra in Siria, la sfida dell'ISIS o l'evoluzione della crisi in Ucraina. Esso è foriero di un possibile nuovo ordine stabile o forse solo l'ennesimo elemento di un assetto in continuo mutamento nei rapporti internazionali.

A partire dal 1989 ad oggi, l'obiettivo politico degli Stati è di partecipare alla competizione nel commercio globale. La geopolitica diviene geo-economia. Il concetto di frontiera fisica, fondamento dell'autorità dello Stato, è stato rimpiazzato da quello di interconnessione e di integrazione. Le merci e i capitali devono poter fluire dentro e fuori gli stati per permettere al sistema di funzionare.

Il soft power affianca, e in certi casi sostituisce, l'hard power nella gestione della politica estera. In questa fase infatti, il mercato internazionale è più integrato che mai e tutte le nazioni che vi partecipano hanno abbandonato un'ottica ideologica in materia economica. La sopravvivenza delle nazioni è sempre più influenzata dalle variazioni dei mercati finanziari e l'economia è il “driver” principale che decide la sorte anche politica dei cittadini del mondo. 

Le economie asiatiche, la Russia, il Brasile e l'India insidiano il primato occidentale in molti mercati e la loro quota di potere economico influenza politicamente diversi paesi in ogni continente. Le nazioni occidentali mantengono ancora il controllo dei regolamenti internazionali (World Bank, FMI, ONU, Dollar Standard, ecc..) ma devono necessariamente cedere quote di potere al crescente peso dei “nuovi arrivati”. Gli ultimi 5 lustri hanno visto la realizzazione di un sistema finanziario-industriale altamente integrato che permette ai grandi capitali finanziari di fluttuare da un circuito economico ad un altro, dalle obbligazioni statali alle borse valori, dai futures sulle merci a quelli sul petrolio e le materie prime in maniera pressoché immediata. 

Tutto ciò crea un ambiente nuovo su cui agire e permette a quei capitali di divenire una leva per influenzare nelle loro decisioni le nazioni in cui quei capitali si riversano. Quei capitali finanziano, ad esempio, la costruzione di condutture per il petrolio o per il gas che corrono attraverso diverse nazioni dal luogo di estrazione al mercato di utilizzo finale. Inutile dire che queste infrastrutture creano legami geopolitici e sono oggetto di geopolitica dalla fase della loro ideazione fino alla loro realizzazione e messa in opera. 

Consideriamo poi i traffici commerciali su terra e via mare, che sono sviluppati come mai lo erano stati in precedenza. Le rotte commerciali che si dispiegano su tutti i mari hanno bisogno di una rete di sicurezza che impedisca loro di essere interrotte da guerre o pirateria. Questo viene garantito da un controllo internazionale sui punti nodali dei traffici come Suez, Malacca, Aden e il Mar Rosso o le coste a sud dello Sri Lanka che è ovviamente oggetto di analisi geopolitica . Che dire poi del sistema di produzione globalizzato che permette ad un prodotto ideato negli Stati Uniti di essere realizzato in Cina o in Vietnam per essere poi recapitato via mare ad un acquirente europeo? Quanto la geopolitica entra nelle considerazioni degli investitori internazionali per determinare la locazione di uno stabilimento o l'apertura di un nuovo mercato per loro prodotti? 

Sebbene la conflittualità internazionale sia stata fino a 25 anni fa governata da considerazioni politiche e ideologiche, le guerre del futuro saranno prevalentemente combattute per il possesso e il controllo di beni economici vitali, di risorse necessarie per il funzionamento delle moderne società industriali e per la conquista di mercati di sbocco stabili e regolamentati.

Non necessariamente il conflitto si espliciterà in forma armata ma sarà implicito nella stipula di trattati commerciali internazionali, come il TTIP o il TPP , che vincoleranno le nazioni all'appartenenza a sistemi economici esclusivi, anche se potrebbero altresì essere oggetto di scontro
i territori soggetti al transito delle linee energetiche e logistiche con conseguenti ripercussioni in termini politici, sociali ed economici.

Estratto dal capitolo 3

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Esistono i presupposti per ipotizzare un influenza del TTIP in ambito geopolitico e geoeconomico? Un documento redatto da due specialisti in commercio internazionale, Shayerah Ilias Akhtar e Vivian C. Jones, per il congresso degli Stati Uniti nel giugno del 2014 afferma che : "Il TTIP è un accordo di libero scambio (Free Trade Agreement, FTA) negoziato tra Stati Uniti e Europa. Entrambe le parti [..] cercano di aumentare l'accesso ai mercati transatlantici attraverso l'eliminazione di barriere agli scambi e agli investimenti in beni, servizi e agricoltura [...]. Le due parti cercano inoltre di utilizzare gli impegni sul TTIP anche a livello globale: per promuovere la liberalizzazione dei commerci, definire regole e standard e rispondere alle sfide poste dai mercati emergenti"1. I due specialisti elencano i vantaggi di un trattato che ha scopi economici nei suoi termini principali. Contemporaneamente però vari studiosi di geopolitica ne hanno analizzato le ricadute geoeconomiche e geostrategiche. Daniel Hamilton ad esempio, sempre nel 2014, scrive nell'introduzione a The Geopolitics of TTIP: Repositioning the Transatlantic. Relationship for a Changing World: "[...] mentre molte analisi sono state condotte sul potenziale impatto economico del TTIP, c'è stata una relativamente minore analisi sulle sue implicazioni geostrategiche . Il TTIP riflette un ampio consenso sulle due sponde dell'atlantico che il mondo che in origine ha creato l'alleanza transatlantica sia ormai scomparso. Europei e americani devono lavorare urgentemente nel costruire una partnership che sia più effettiva nel generare più opportunità economiche, [...] affrontare altre potenze e rafforzare ed estendere norme e principi guida per il sistema internazionale."2. Il punto 1 delle direttive per la negoziazione del TTIP desecretate dall'Unione Europea afferma: "L'accordo conterrà esclusivamente provvedimenti inerenti il commercio e le aree ad esso legate. L'accordo dovrà confermare che la cooperazione nel commercio transatlantico è fondato su valori comuni, inclusi la protezione e la promozione dei diritti umani e la sicurezza internazionale"3. Tale fondamento è ulteriormente specificato al punto 6 "Il preambolo del trattato [...] si riferirà anche a: valori condivisi come diritti umani, democrazia, libertà fondamentali e applicazione della legge di diritto [...]"4. In queste poche righe troviamo gli obiettivi di fondo del TTIP. La comunanza di valori che lega Europa e Stati Uniti, storicamente fondata sui principi delle rivoluzioni francese e americana, fonda il rapporto tra le due parti. Il commercio transatlantico, da scopo ultimo del trattato, diviene il mezzo per rinsaldare questo rapporto e per continuare a promuovere le pratiche democratiche, i diritti umani e il liberalismo politico. La promozione di questi valori avverrà sia all'interno del blocco così formato, sia all'esterno come specificato nel passaggio : "[...] inclusi la protezione e la promozione dei diritti umani e la sicurezza internazionale" 5. Il TTIP è oggettivamente più di un semplice accordo di libero scambio. Gli obiettivi palesi che si pone, quelli impliciti e quelli imprevedibili, avranno un impatto globale per gli anni a venire. Con l'applicazione del trattato i suoi termini entreranno nelle legislazioni di tutte le nazioni europee (quasi contemporaneamente) e ne modificheranno aspetti anche sostanziali. Il trattato è tuttora in corso di definizione e dovrà essere ratificato dai rispettivi parlamenti prima di diventare esecutivo6. La sua approvazione totale, o parziale, non è ancora certa in virtù dell'opposizione da parte dell'opinione pubblica, e anche alcuni governi, di vari paesi d'Europa. Se il trattato verrà approvato ed applicato creerà un'area produttiva, commerciale, finanziaria e legislativa in cui la pratica sarà ispirata dal liberalismo politico e orientata verso il liberismo economico. Un accordo come il TTIP ha tutte le caratteristiche per “staccare” l'Europa dalla massa euroasiatica (leggasi Russia e CSI) in termini economici ponendosi come nuovo aggregato geoeconomico quasi autosufficiente e potenzialmente autarchico in alcuni comparti. Alcuni autori suggeriscono che la dimensione della sicurezza non debba essere trascurata e che sia perciò necessario sostenere l'allargamento ed il rafforzamento della NATO parallelamente all'applicazione del Trattato. In alcuni paesi centrali per l'approvazione del trattato come la Germania, si sono espresse molte perplessità sul trattato stesso e sulle implicazioni che esso porta con sé7. Il TTIP, infatti, si propone come un accordo onnicomprensivo che, avendo come obiettivo l'eliminazione delle cosiddette barriere non tariffarie (BNT), ha la possibilità di creare in Europa e Stati Uniti scenari sociali, e di converso politici, totalmente nuovi e potenzialmente problematici. Il trattato definisce anche un'armonizzazione degli standard produttivi e legislativi su diverse materie. Questo potenzialmente può creare uno spazio chiuso o con alte barriere all'ingresso di nuovi paesi. Contemporaneamente vi è un forte disincentivo nel non farne parte, a causa del mercato di potenziali clienti che il TTIP creerà. Questo nuovo scenario avrà sicuramente un'influenza sulle potenze emergenti, i c.d. BRICS, e potrà determinare nuove configurazioni dei rapporti internazionali. Tale accordo viene generalmente considerato complementare a quello in fase di discussione tra gli USA e diverse nazioni asiatiche sulla sponda Pacifica, detto TPP (Trans Pacific Partnership), e parte di un presunto disegno di “pivoting” messo in atto da parte degli Stati Uniti per continuare a garantirsi una centralità in un mondo sempre più multipolare. L'obiettivo sarebbe quello di poter contemporaneamente accerchiare Russia e Cina tramite il controllo commerciale, militare e politico di quello che già Nicholas Spykman negli anni '30 definì il Rimland ovvero lo spazio che va dall'Europa centrale all'Asia sud-orientale, passando per il Medio Oriente e l'area centro-asiatica.



1 S. I. Akhtar, V. C. Jones, Proposed Transatlantic Trade and Investment Partnership (T- TIP): In Brief, Congressional Research Service, Washington 6/2014
2 D.Hamilton et alii, The Geopolitics of TTIP: Repositioning the Transatlantic. Relationship for a Changing World, Washington, DC: Center for Transatlantic Relations, 2014, p. Vii
3 http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11103-2013-DCL-1/en/pdf p. 2.
4 Ivi p. 3.
5 Ibidem.
6 Report of the ninth round of negotiations for the trensatlantic trade and investment partnership New York, 20–24 April 2015)

7 P. Sparding, Germany's pivotal role on the way to TTIP, The German Marshall Fund of the United States Europe Policy Paper 5/2014, Washington,2014, p.2

Estratto dal Capitolo 5


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Una interpretazione del TTIP quale NATO economica è stata discussa da più autori. Analizzeremo i contributi di alcuni di loro contenuti in una raccolta del Centro per le Relazioni Transatlantiche della John Hopkins University. Scopo del saggio è mettere in luce le implicazioni geostrategiche del TTIP per gli Stati Uniti e l'Europa e nei vari teatri regionali. Molti degli autori hanno anche partecipato
ai negoziati sul TTIP in prima persona. Tra questi Charles Kupchan sottolinea il ruolo che il TTIP potrebbe ricoprire nel rinnovare l’egemonia politica dell’occidente nel mondo se riuscirà a mantenere la promessa di più lavoro e più crescita. Egli fa notare che la continua perdita di potere a favore del “rising rest” rende il TTIP una necessaria “[...] àncora della democrazia liberale in un mondo in profondo cambiamento”. Kupchan fa notare come il TTIP rechi con sé anche alcune implicazioni negative. Come detto in precedenza uno dei tre pilastri del TTIP è proprio la ridefinizione di regole e standard. L’ambiziosità del progetto transatlantico potrebbe quindi portare ad una situazione in cui le barriere all’ingresso (le regole e gli standard appunto) risulterebbero essere troppo elevate per permettere ad altri attori (come i BRICS) di partecipare al sistema con le regole poste dall’occidente.
Questa situazione aumenta la possibilità che possa materializzarsi un blocco di nazioni avversarie in termini politici o almeno economici. Per quanto riguarda le possibili implicazioni del trattato sul mantenimento e lo sviluppo di un’alleanza militare come la NATO, Kupchan è perentorio: il TTIP non può fungere da sostituto della NATO. I rapporti economici, seppur più stretti, non possono rappresentare l’unico legame tra le due sponde dell’atlantico. L’occidente deve mantenere intatta la sua deterrenza militare e gestire unitariamente le sfide geopolitiche e strategiche della nuova era. Kupchan afferma che “la lunga corsa dell’egemonia materiale ed ideologica dell’occidente è arrivata alla fine” e che anche due democrazie liberali come India e Brasile non hanno ancora scelto se allinearsi con l’Occidente o meno. Ciò è sicuramente dovuto alla crescente quota di potere che, a
livello internazionale, la globalizzazione ha trasferito dai paesi occidentali a quelli in via di sviluppo. Inoltre, sempre nell’interpretazione di Kupchan, l’occidente sta subendo le conseguenze della crisi economica anche a livello interno con la conseguente perdita di prestigio del modello occidentale nei confronti di altri modelli dirigisti o statalisti come nei casi russo o cinese. Kupchan ricorda come la fine della guerra fredda e la previsione di Fukuyama circa “la fine della Storia” abbia illuso molti sul fatto che progressivamente tutte le altre nazioni avrebbero abbracciato il modello liberale occidentale, integrandovisi. La crisi politica negli USA, quella economica in EU e i successi del modello di capitalismo di stato cinese stanno sempre più creando un panorama nuovo. L'autore rileva perciò la nascita di “versioni multiple della modernità in competizione tra loro nel mercato delle idee”. In occidente, la crisi economica ha anche portato con sé una diminuzione di attivismo verso l’estero (in particolar modo in campo militare) e una richiesta da parte dell’opinione pubblica americana, di prestare più attenzioni alle questioni interne (come disoccupazione, servizi pubblici e infrastrutture)
più che abbandonarsi a un continuo avventurismo in paesi lontani. Potrebbero essere segnali di una
tendenza all'isolazionismo dell'opinione pubblica americana, già confusa sul ruolo della NATO dopo la fine dell'URSS. Sino ad oggi la pax americana si è potuta mantenere grazie alla capacità di Stati Uniti (e in maniera ridotta, dell’Europa) di fornire beni pubblici come l’equilibrio internazionale, la garanzia sull’apertura del commercio internazionale, l'esistenza di mercati finanziari accessibili e mercati di consumatori benestanti. Kupchan rileva come questi presupposti, nati con la fine della
seconda guerra mondiale, non siano più validi. Per rivitalizzare l’occidente è necessario primariamente risollevarsi dalla crisi economica in atto dal 2008. In Usa ed Europa la classe media, fondamento delle democrazie liberali, si sta restringendo mentre aumentano le diseguaglianze di
reddito tra i pochi miliardari e gli altri (il cosiddetto 99%). La disoccupazione giovanile, che cresce in tutta Europa, e la contemporanea crisi demografica, che rende la popolazione delle nazioni  occidentali sempre più anziane, sono un problema di cui occuparsi subito. Il TTIP, quindi, deve
porsi l’obiettivo di riuscire a riportare lavoro e crescita in Europa e Stati Uniti anche e soprattutto per rivitalizzare il modello politico liberale su cui esse si fondano insidiato da nuove forme di populismo e massimalismo. Riducendo le BNT e armonizzando le normative, il TTIP aiuterà anche l’ulteriore promozione del mercato unico all’interno della stessa UE innescando così ulteriori vantaggi.
Kupchan rileva come sia fondamentale che i benefici ricadano anche sulla classe media e non solo sulle élite. Promuovendo le esportazioni il TTIP si propone proprio questo obiettivo. Secondo upchan l’era del commercio globale ha subito una fase di arresto e contemporaneamente sono aumentati gli scambi a seguito di accordi bilaterali e regionali. Il TTIP rientra in questa nuova ottica di scambi internazionali a livello regionale. Le economie di USA ed UE hanno un livello di sviluppo comparabile tra loro. Ciò significa che modifiche alla legislazione delle due aree non genererà perdita di posti di lavoro o delocalizzazione di aziende verso l’estero. Inoltre, se il TTIP dovesse essere approvato, esso stabilirà un modello che altri raggruppamenti regionali potrebbero seguire nel loro
cammino verso la promozione di ulteriori liberalizzazioni. Parimenti è possibile che si stabilisca un “regionalismo competitivo” se le altre aree economiche dovessero scegliere una propria via economica allo sviluppo. Kupchan nota che dove il miglioramento economico in un’area dovesse portarne anche ad un’altra, ciò si rivelerà un vantaggio non solo economico ma anche geopolitico. Questo perché una maggiore interdipendenza economica crea i presupposti per accordi trans-regionali di sicurezza che portano a una maggiore stabilità del sistema internazionale. Il contributo di aggregati regionali come EU, MERCOSUR, GCC, ASEAN o l'Unione Euroasiatica, può aiutare a rendere meno traumatica la transizione da un sistema garantito dai soli USA ad uno multipolare. Il
TTIP dovrà quindi essere uno dei pilastri su cui poggerà una rinnovata alleanza transatlantica, l’altro dovrà continuare ad essere rappresentato inderogabilmente dalla NATO (continua...)